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«Così aiuto gli ex reclusi del Malawi»
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La missionaria FALMI Anna Tommasi

«Erano le 16.30 quando sono arrivata alla parrocchia di San Pio X, dove è in costruzione il nostro centro. Mike era appena uscito di prigione, dopo quasi sei anni di detenzione, e io che mi trovavo a passare dal carcere l’ho portato al cantiere. Dove ha potuto finalmente vedere la struttura di cui aveva tanto sentito parlare». È Anna Tommasi, consacrata Falmi (Francescane ausiliarie laiche missionarie dell’Immacolata), missionaria in Malawi, a Lunzu, nella diocesi africana di Blantyre, a raccontare, in una lettera spedita nei giorni scorsi al vescovo Enzo Dieci, di come vanno le cose in quell’angolo di mondo. Le giornate della consacrata sono tutte impegnate nel lavoro all’interno delle carceri della zona e da qualche mese registrano anche la nuova attività della costruzione di un centro di avviamento al lavoro per ex detenuti.

L’inizio di questo progetto, spiega, «risale a un anno fa e precisamente al 7 febbraio 2006, quando una decina di operai e manovali si ritrovarono uniti per realizzare un blocco scolastico per bambini sordociechi». Per poterlo costruire servivano naturalmente dei fondi, così Anna bussò alla porta del Centro missionario della diocesi di Roma. Gli aiuti non si fecero attendere. E cinque mesi dopo, il 7 luglio, il vescovo Dieci poteva benedire la struttura. «Gli operai avevano lavorato bene - afferma la missionaria -, con serietà, onestà e impegno». I membri di quello che era ormai diventato un gruppo affiatato, non composto esclusivamente da ex carcerati, ma anche da operai specializzati, nutrivano tutti un sentimento comune: «La paura di restare senza lavoro e di doversi disperdere quando la scuola fosse finita». Da qui l’idea di realizzare questo centro, comprensivo di laboratori (sartoria, maglieria, riparazioni radio e cellulari), falegnameria, con annessi un ufficio, un negozio e una tettoia per l’officina meccanica e per la lavorazione del ferro. «Il tutto con il duplice scopo di dare lavoro a un certo numero di ex carcerati e ad altre persone in necessità e di usare il guadagno che via via si realizzerà per aiutare i detenuti di Chichiri e Bvumbwe».

Ad oggi nel cantiere si sta lavorando alla costruzione del tetto e fra pochi giorni verranno montate le lamiere zincate e si proseguirà con l’intonacatura delle pareti. Il magazzino intanto funge da laboratorio di sartoria, maglieria e da ufficio. «Stiamo pure organizzando una squadra di calcio di buon livello», sottolinea l’instancabile Anna. Anche qui, oltre al divertimento c’è un obiettivo importante: «La lotta per la difesa dei diritti dei detenuti e far cambiare nella gente l’idea e il pregiudizio che nutrono nei confronti degli ex carcerati. Una necessità di cui si sente un bisogno forte qui come in tutti i Paesi del mondo».

26 marzo 2007
25/09/2007 - Fonte: Roma Sette - Intervista di Claudio Tanturri

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