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La malnutrizione in Kenya
TRA SICCITÀ E SPECULATORI LA MALNUTRIZIONE AUMENTA
L’allarmante aumento dei casi di malnutrizione è stato denunciato in un comunicato da tre organizzazioni non governative (ong) internazionali che hanno condotto un’indagine nei ‘centri nutrizionali’ da loro gestiti sul posto.
Secondo ‘Action contre la faim’, ‘Islamic relief’ e ‘Save the children’, nella regione nordorientale 20.638 bambini, ovvero il 32,6% della popolazione infantile locale, risultano malnutriti in modo acuto: una percentuale che è il doppio del livello di emergenza, fissato dalle Nazioni Unite al 15%. Di questi bambini, 4.624 sono malnutriti in modo tale da rischiare la morte se non si interviene tempestivamente. La situazione più grave è nelle zone di Takaba e Dandu, dove vivono comunità di pastori; anche gli animali soffrono la sete e il 75% degli allevatori non riesce più ad ottenere latte dal proprio bestiame, mentre negli ultimi mesi il prezzo del latte è aumentato.
Secondo uno studio condotto da esperti keniani e dell’Onu (Kenya food security steering group) pubblicato in questi giorni, la siccità e la mancanza di cibo durerà fino a marzo del prossimo anno, sette mesi oltre la precedente previsione.
La causa sono state le insufficienti precipitazioni nello scorso autunno, periodo in cui è normalmente attesa una ‘breve stagione delle piogge’ da cui dipende, ad esempio, l’unico raccolto di mais annuale nelle zone semiaride del nordest e del Kenya centrale; il timore è che nei prossimi mesi le persone a corto di cibo possano essere 2 milioni e 500.000. Intanto il governo ha avviato un programma per alleviare l’impatto della siccità autorizzando l’acquisto in tre mesi di 32.900 capi di bestiame troppo compromessi dalla mancanza d’acqua da non poter produrre latte né poter essere venduto sul mercato, rappresentando una perdita netta per i pastori nomadi. Il bestiame sarà acquistato al prezzo di 100 scellini (1 euro) al chilo e abbattuto nei mattatoi pubblici; la carne sarà usata per produrre cibo in scatola. Ma ieri il Consiglio nazionale della Chiese, l’organismo che riunisce le Chiese protestanti del paese, ha chiesto al governo di intervenire con decisione contro i funzionari corrotti che stanno speculando sulla crisi facendo aumentare in modo sproporzionale il costo del cibo per trarne profitto; i rappresentanti religiosi sostengono che la crisi alimentare ha più a che vedere con l’avidità che con la siccità.
11/04/2009 - Fonte: MISNA

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